Acqua, il Consiglio di Stato dice sì ad Acea Ato2

Acqua, il Consiglio di Stato dice sì ad Acea Ato2

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Il servizio idrico del Comune di Civitavecchia, proprio come quello di Ladispoli (solo per citarne un paio) rischia di passare ad Acea Ato2. Il Consiglio di Stato ha infatti bocciato il ricorso presentato dai sindaci del comprensorio contro la decisione della Regione Lazio di cedere il servizio idrico alla Spa. Una decisione che ora rischia di far cadere nel vuoto le battaglie di questi anni e soprattutto la decisione presa dal popolo italiano che a tal proposito si era espresso col Referendum popolare del 2011.

“Prendiamo atto della sentenza del Consiglio di Stato – ha detto il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta – che, a nostro avviso, non tiene in debito conto quanto avvenuto negli ultimi dieci anni sul tema della gestione dell’acqua a cominciare dal referendum nel quale la maggioranza degli italiani aveva espresso parere favorevole al mantenimento della gestione pubblica delle risorse idriche. In queste ore ci stiamo consultando con gli altri sindaci dei Comuni che insieme a noi avevano fatto ricorso e valuteremo le prossime decisioni. Per quanto ci riguarda riteniamo la sentenza non operativa e, quindi, Flavia Servizi continuerà a gestire tutto il ciclo delle acque di Ladispoli. Siamo fiduciosi che ci possano essere i margini perché siano riconosciute le ragioni dei Comuni, oltre a Ladispoli, di Civitavecchia, Arsoli, Canale Monterano, Marano Equo, Agosta e Roviano”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino che, insieme all’assessore all’Ambiente Alessandro Manuedda hanno puntato i riflettori in particolar modo su quella volontà popolare ignorata. Dal giorno del Referendum “è iniziata una capillare opera di demolizione di quello straordinario successo referendario da parte del Governo nazionale – hanno tuonato Cozzolino e Manuedda – e, nel nostro caso, della Regione Lazio che, con l’amministrazione Zingaretti, ha prima approvato e poi lasciato ad ammuffire, lettera morta, la Legge n. 5 del 2014 ‘Tutela, governo e gestione pubblica delle acque’, nata dall’iniziativa dei comitati e dei Comuni per l’Acqua Pubblica. La sentenza pubblicata ieri, per i riferimenti normativi in essa contenuti, è indubbiamente figlia dell’ostinazione con la quale il Legislatore, ai vari livelli, ha voluto stracciare l’esito del Referendum, aprendo definitivamente la strada alla trasformazione di Acea in un mostro a più teste destinato a dominare nell’Italia centrale. Ora avvieremo un confronto in maggioranza e con il Movimento 5 Stelle regionale e nazionale per verificare quali potranno essere i prossimi passi e, già questa mattina – hanno concluso Cozzolino e Manuedda – abbiamo attivato i contatti con gli altri Comuni che insieme a noi hanno iniziato questa battaglia legale perché ci teniamo ad analizzare anche con loro e con Movimenti per l’Acqua Pubblica gli effetti della decisione del Consiglio di Stato”.